… e se penso alla Sardegna


Capita di viaggiare, capita di trovarsi nel bel mezzo di un aeroporto pieno di gente, capita di essere incastrati in una fila lunga decine di metri, capita di ripensare ai tempi e agli spazi della Sardegna.

Sono immersa nel flusso di persone che vanno, vengono, scendono, salgono, corrono in una metropolitana affollatissima di una città affollatissima. Sopra la testa stridono i binari dei tram, le macchine creano ingorghi, suonano il clacson. E poi ci sono le moto e le bici che, abilissime, superano ogni ostacolo, ogni coda possibile.

Mi fermo per un attimo, cerco di isolarmi dal rumore e dalla confusione che inevitabilmente mi travolge e mi coinvolge – perché poi non è così male avere la possibilità di vivere, a tempo determinato, in un luogo così eclettico – mi fermo e penso all’aeroporto di Olbia, il famoso Aeroporto Costa Smeralda.
Qui si incontrano volti noti del jet set, della tv e del cinema, ma ci sono anche le nonnine con gonne e scialli neri, che arrivano da Bitti o Mamoiada, Orune o Tempio, per salutare i nipoti ormai “continentali”.
Quando ti fermi davanti alla porta automatica degli Arrivi, ti guardi attorno e soprattutto nei mesi in cui i turisti sono pochi, i sardi sono ovviamente più riconoscibili. Li osservo.

C’è la mamma che attende con ansia il figlio universitario che non torna da mesi, lo guarda preoccupata perché deperito; c’è la zia che non gli concede neppure il tempo di un saluto, gli mette tra le mani un panino con formaggio e salsiccia e poi c’è il papà che fa l’uomo sardo, duro, coriaceo e orgoglioso, ma che alla fine si commuove.

Mi rendo conto di quanto in Sardegna, e di certo non solo qui, la gente abbia un senso del tempo e dello spazio differente.
Viviamo in un’isola enorme e per molti aspetti intatta, siamo pochi e per questo abbiamo a nostra disposizione una superficie molta ampia. Siamo abituati al silenzio e alla solitudine.
Viviamo a stretto contatto con la natura e con gli animali. Il senso della famiglia, dell’amicizia e della lealtà sono ancora abbastanza radicati (o almeno ci voglio sperare).

Accogliamo il turista in un modo sincero, che ha bisogno di poche parole, sono gli occhi e i gesti a parlare.
Fate un salto da queste parti e vi accorgerete che anche voi vi sentirete a casa dal primo momento.

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Noi siamo sardi


Un’omaggio a tutti i sardi e a chi già conosce o prima o poi conoscerà questa terra e i suoi abitanti..

“Siamo spagnoli, africani, fenici, cartaginesi,
romani, arabi, pisani, bizantini, piemontesi.

Siamo le ginestre d’oro giallo che spiovono sui sentieri rocciosi
come grandi lampade accese.

Siamo la solitudine selvaggia, il silenzio immenso e profondo,
lo splendore del cielo, il bianco fiore del cisto.

Siamo il regno ininterrotto del lentisco,
delle onde che ruscellano i graniti antichi, della rosa canina,
del vento, dell’immensità del mare.

Siamo una terra antica di lunghi silenzi,
di orizzonti ampi e puri, di piante fosche,
di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta.

Noi siamo sardi.”

Grazia Deledda