Un solo tavolo per 6


Eccoci qui, un po’ impegnati per l’inizio della stagione, ma felici di avere sempre nuovi volti da incontrare, nuove mani da stringere e nuove persone da accogliere!

Ci va di condividere con voi qualche piccolo aneddoto… cose che succedono in luoghi un po’ speciali come Lu Salconi.

Le prenotazioni si incastrano, c’è chi va e chi viene. C’è chi decide di passare una sera da noi e chi una settimana intera.
Succede che si incontrino nello stesso periodo degli ospiti olandesi, non si conoscono tra loro ma hanno tutti prenotato nello stesso periodo.
Succede che la sera decidano tutti di fermarsi per cena e che ad un certo punto ci chiedano di preparare non più i soliti 3 tavoli da due, ma un unico tavolo per sei.
Un solo tavolo per condividere il pasto e la serata in buona compagnia.
Forse si sentono a casa a chilometri di distanza dalla loro dimora, forse percepiscono un certo senso di tranquillità e serenità, forse hanno piacere di dare al tempo e ai rapporti con gli altri, un valore maggiore.

Capita poi che alla partenza, dopo le doverose pratiche di check out, si entri in una delle tre camere e si trovi un piccolo presente dall’Olanda e un biglietto di ringraziamento, capace di allontanare per un attimo la stanchezza del lavoro e di colmare il cuore di soddisfazione.

Grazie!

… e se penso alla Sardegna


Capita di viaggiare, capita di trovarsi nel bel mezzo di un aeroporto pieno di gente, capita di essere incastrati in una fila lunga decine di metri, capita di ripensare ai tempi e agli spazi della Sardegna.

Sono immersa nel flusso di persone che vanno, vengono, scendono, salgono, corrono in una metropolitana affollatissima di una città affollatissima. Sopra la testa stridono i binari dei tram, le macchine creano ingorghi, suonano il clacson. E poi ci sono le moto e le bici che, abilissime, superano ogni ostacolo, ogni coda possibile.

Mi fermo per un attimo, cerco di isolarmi dal rumore e dalla confusione che inevitabilmente mi travolge e mi coinvolge – perché poi non è così male avere la possibilità di vivere, a tempo determinato, in un luogo così eclettico – mi fermo e penso all’aeroporto di Olbia, il famoso Aeroporto Costa Smeralda.
Qui si incontrano volti noti del jet set, della tv e del cinema, ma ci sono anche le nonnine con gonne e scialli neri, che arrivano da Bitti o Mamoiada, Orune o Tempio, per salutare i nipoti ormai “continentali”.
Quando ti fermi davanti alla porta automatica degli Arrivi, ti guardi attorno e soprattutto nei mesi in cui i turisti sono pochi, i sardi sono ovviamente più riconoscibili. Li osservo.

C’è la mamma che attende con ansia il figlio universitario che non torna da mesi, lo guarda preoccupata perché deperito; c’è la zia che non gli concede neppure il tempo di un saluto, gli mette tra le mani un panino con formaggio e salsiccia e poi c’è il papà che fa l’uomo sardo, duro, coriaceo e orgoglioso, ma che alla fine si commuove.

Mi rendo conto di quanto in Sardegna, e di certo non solo qui, la gente abbia un senso del tempo e dello spazio differente.
Viviamo in un’isola enorme e per molti aspetti intatta, siamo pochi e per questo abbiamo a nostra disposizione una superficie molta ampia. Siamo abituati al silenzio e alla solitudine.
Viviamo a stretto contatto con la natura e con gli animali. Il senso della famiglia, dell’amicizia e della lealtà sono ancora abbastanza radicati (o almeno ci voglio sperare).

Accogliamo il turista in un modo sincero, che ha bisogno di poche parole, sono gli occhi e i gesti a parlare.
Fate un salto da queste parti e vi accorgerete che anche voi vi sentirete a casa dal primo momento.

Il posto dove le cose tornano a vivere


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Qualche tempo fa è capitata da queste parti una cara amica che ancora non conosceva Lu Salconi.
Gironzolando di qua e di là le abbiamo raccontato che quelle tende erano state cucite a mano utilizzando lenzuola antiche, quel mobile ci era stato regalato da una vecchia zia e quel cesto proveniva da una casa di famiglia, in un’altra campagna.

Ma qui ogni cosa torna a vivere! Si sente l’atmosfera calda di casa…” ha detto. Ed effettivamente è proprio così.
Abbiamo deciso di dare una seconda vita a oggetti che erano pronti per esser inscatolati e messi in soffitta.

Ecco allora che le lenzuola di lino color sabbia, di mia bisnonna, si sono trasformate nelle tende della camera n. 2, la teiera di Sig.ra Fiorina serve ancora tea caldi accompagnati da dolcetti di frolla, il trumon di zia Maria diventa la cassettiera della camera n.3 e lo scrittoio di mio nonno Andrea si trasforma nella scrivania su cui poggiamo il nostro portatile, prima ospitava una storica macchina da scrivere Olivetti.

A questo possiamo aggiungere oggetti che hanno il solo compito di arredare l’ambiente e allora come non nominare lo scaldaletto della famiglia Millelire, la credenza di bisnonna Leonarda che ancora oggi ospita calici di cristallo, la lanterna di nonno Costantino e tante altre cose salvate dallo scorrere del tempo.

Ci piace pensare che ogni oggetto abbia diritto ad una nuova vita, possa servire a ricordarci una persona o semplicemente possa far rivivere ai nostri ospiti emozioni lontane facendo sì che si sentano davvero a casa, in luogo esclusivo.

La Giambella della Sig.ra Cianna


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Si sa, con l’avvicinarsi del Natale ci si ritrova davanti ai fornelli per preparare qualche leccornia capace di stupire e deliziare il palato di amici e parenti.

Si è lì a rispolverare vecchie ricette di famiglia e a frugare nei vecchi ricettari ingialliti delle nonne.
Avete presente quei taccuini con le copertine consumate dal tempo, con i ritagli di giornale per non scordare quella ricetta scovata nella rubrica culinaria di “Confidenze”? Quei ricettari con fogli ormai logori e macchiati da chissà quale aroma per dolci?

Bene, io ne ho trovato uno chiuso in una scatola di latta anni ’50.
Mia nonna lo conservava li da qualche tempo.
Mentre lo sfogliavo alla ricerca delle dosi corrette di un dolce, mi sono imbattuta nella ricetta della Giambella di Cianna Mele.
Sì, avete letto bene, nessun errore di battitura.
La signora Giovanna Mele (detta Gianna) era una vicina di casa di mia nonna, così gentile da averle svelato il segreto per rendere la sua ciambella così buona e soffice.
Mia nonna per fissarla nella memoria, ha deciso di scriverla sul suo libricino.

Ovviamente, l’italiano è una lingua nota e praticata nella mia casa, tutti la conoscono e anche mia nonna se la cava bene. Forse, per motivi anagrafici, qualche volta le capita di fare qualche errore e qualche inversione di consonanti.
Per fortuna però, gli ingredienti e le dosi, sono facilmente decifrabili… perciò mi metto al lavoro, e speriamo che mia nonna sia soddisfatta del risultato finale.

Gli anziani sono le nostre radici e la nostra memoria, perciò grazie mille nonna per aver tramandato i segreti della Sig.ra Cianna e della sua Giambella!

Vendere il pane? Un’idea folle…


Sei li in cucina con le mani in pasta… nel vero senso della parola e tra una chiacchiera e l’altra salta fuori una storia di famiglia che val la pena raccontare.

A Perfugas, un paese di poche anime nella regione dell’Anglona, che oggi gode di una vivacità culturale incredibile, c’era un uomo che faceva il calzolaio, realizzava scarpe di ottima qualità e di graziosa fattezza. Del resto, all’epoca, le scarpe “buone” si compravano una volta sola e dovevano durare una vita.

Ormai troppo anziano per continuare a lavorare, decise un giorno di vendere la sua bottega e di acquistare un’altro locale, in paese.
Lo sistemò, aggiunse un forno a legna e tavoli da lavoro per impastare e stendere la pasta.
I figli cominciarono a darsi da fare e a capire che quello spirito imprenditoriale del padre, poteva essere la svolta per il loro futuro.
Erano tante le bocche da sfamare, ma altrettante erano le braccia pronte a lavorare!

Ecco allora che per la prima volta, in un paesino a vocazione agricola, dove il pane veniva cotto nei forni a legna dei cortili di casa, nasceva il primo negozio dove il pane si poteva acquistare.
Un’idea folle per l’epoca, un azzardo vero e proprio!

Le donne erano le uniche che potevano fare il pane e adesso si erano messi anche gli uomini a impastare… ma che storie sono queste?!
Tale scommessa ebbe un grande successo e dopo il primo panificio di Perfugas, ne venne acquistato uno a Erula, anche questo un paesino di pochi abitanti nel cuore della pianura.

Anche a Erula cominciarono ad apprezzare la comodità di portare a casa un ottimo pane casareccio, acquistato per pochi soldi e con estrema velocità.

Che dire, mio bisnonno deve essere stato di certo un bravo artigiano, un grande lavoratore e un buon padre. Nella sua semplicità, aveva davanti agli occhi un futuro ben chiaro e grandi idee…

 

Il Festival Lanterne veste abiti invernali


Queste giornate invernali sembrano sempre troppo corte e sempre troppo fredde.
Si torna a casa dopo estenuanti giornate di lavoro, due chiacchiere, una cena veloce, un libro, un divano, una tv, nanna.

Facciamo così per questa volta, usciamo di casa e lasciamoci riscaldare l’anima e il cuore da Lanterne.
Si perché il Festival Lanterne inaugura la prima edizione invernale con due serate imperdibili, entrambe al Teatro Montiggia di Palau, entrambe alle ore 21.30, entrambe a ingresso gratuito:

21 dicembre 2015 Raiz & Fausto Mesolella in “Dago red tour 2015
22 dicembre 2015 Ginevra Di Marco in “Donna Ginevra e le stazioni lunari tour 2015″

Raiz, cantautore napoletano, voce storica degli Almamegretta e Fausto Mesolella chitarrista storico degli Avion Travel.
Entrambi musicisti dalle mille e importanti collaborazioni, che porteranno sul palco del Teatro Montiggia uno spettacolo musicale fatto di suoni che raccontano terre mediterranee.
Terre disegnate da vigne e filari dove cresce un vino rosso, schietto e paesano, rievocato proprio dal titolo del tour Dago Red.

Ginevra Di Marco in passato voce dei CSI e PGR, accompagnata da piano-magnellophoni, chitarre, tzouras e batteria; rispettivamente Francesco Magnelli, Andrea Salvadori e Luca Ragazzo.
Si esibirà in uno spettacolo musicale, un viaggio che passa per mare e parte dalle sonorità delle coste del Mediterraneo orientale, fino a quelle del Sud America.

Due serate alle quali proprio non si può mancare!

Per ogni informazione:
http://www.moiti.it/
info@moiti.it
+ 39 366 4587766

#Sardolicesimo a Lu Salconi


Lu Salconi Sardolicesimo

Lo devo confessare, dopo una chiamata di ieri, mi sono svegliata con la sensazione di un irrefrenabile bisogno di dover dire questa cosa!
Sull’onda twittiana del #Sardolicesimo, mi sento di dover fornire un motivo in più per scegliere Lu Salconi, al turista girovago che viene in Sardegna!

.. e vi prego lasciatemi usare i miei punti esclamativi!

Lu Salconi è un turismo rurale, in parole povere: un agriturismo con un piccolo orto, ma senza animali; a metro zero ci sono quelli delle campagne vicine.
Chi sceglie di trascorrere le vacanze in un posto così dove regna il silenzio, la pace e la tranquillità, dove si viene accolti in una casa più che in una classica struttura alberghiera, dove l’essenziale è quello che conta… chi sceglie di trascorrere le vacanze in un posto così, credo che apprezzi di più il fatto che coloro che gli aprono le porte della propria abitazione, siano sardi.

Sembra un’ovvietà, ma non lo è affatto!
Credo faccia la differenza esser serviti al tavolo da chi quel piatto lo mangia da quando è piccolissimo e lo ha visto preparare un milione di volte dalla nonna.
Fa la differenza chiedere qualche consiglio per visitare la zona a chi il territorio lo conosce bene, perché da sempre è casa sua.
Fa la differenza farsi lasciare una ricetta da chi l’ha sperimentata tante volte, conosce bene gli ingredienti e chi produce e realizza quegli ingredienti.

Si, fatemelo dire: siamo sardi, anzi sardissimi!
Questo deve essere un buon motivo per venirci a trovare, perché abbiamo un sacco di cose da farvi assaggiare, un sacco di cose da farvi scoprire e per chi avrà buone orecchie.. diverse cose da raccontare!