Banana bread di Chiara


Banana bread home-made

Questa mattina mi sveglio e faccio colazione con un profumatissimo banana bread.

Ripenso a un viaggio fatto da poco, i profumi sono esotici, le luci e i colori del paesaggio sembrano acquarelli, il vento è costante e soffia sempre da una sola direzione, i compagni di viaggio sono persone speciali.
Chiara è una ragazza giovanissima, ma che dimostra di essere molto più matura della sua età.
Legge Camilleri ed Elsa Morante, è esperta di vela, sorride sempre e non eccede mai.
Ti basta un attimo per capire che ha gli occhi sinceri.

La sua cucina è quella di un catamarano, a dir la verità poco comoda!
Ci sono 3 fornelli e un forno che indica due fiammelle, una grande e una piccola, i gradi e il timer sarebbero un lusso.
In brevissimo tempo prepara un dolce diffusissimo tra queste isole caraibiche: il banana bread.

La ricetta è semplice e veloce:

4 banane
2 uova
200 gr di farina 00 (io ho usato quella integrale)
120 gr di zucchero di canna
120gr di burro
il succo di mezzo limone spremuto
una generosa spolverata di cannella
1 bustina di lievito vanigliato

COME SI PREPARA
In una terrina schiacciare le quattro banane con una forchetta o se non volete sentirne i pezzetti sotto i denti, passate il tutto in un frullatore. Spremere il limone e versare il succo sopra le banane, affinché non si anneriscano.
A parte sbattere le uova intere con lo zucchero e unire il composto alle banane.

Aggiungere cannella, farina e lievito setacciati e infine il burro fuso.

Versare l’impasto in una teglia da plum cake rivestita di carta forno o se preferite imburrata e infarinata.
Infornare a 180° per 40 minuti in forno statico.

Ottima se servita per colazione o merenda, è un dolce intelligente per evitare sprechi e salvare le ultime banane superstiti.

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La Giambella della Sig.ra Cianna


vecchi-ricordi-di-famiglia

Si sa, con l’avvicinarsi del Natale ci si ritrova davanti ai fornelli per preparare qualche leccornia capace di stupire e deliziare il palato di amici e parenti.

Si è lì a rispolverare vecchie ricette di famiglia e a frugare nei vecchi ricettari ingialliti delle nonne.
Avete presente quei taccuini con le copertine consumate dal tempo, con i ritagli di giornale per non scordare quella ricetta scovata nella rubrica culinaria di “Confidenze”? Quei ricettari con fogli ormai logori e macchiati da chissà quale aroma per dolci?

Bene, io ne ho trovato uno chiuso in una scatola di latta anni ’50.
Mia nonna lo conservava li da qualche tempo.
Mentre lo sfogliavo alla ricerca delle dosi corrette di un dolce, mi sono imbattuta nella ricetta della Giambella di Cianna Mele.
Sì, avete letto bene, nessun errore di battitura.
La signora Giovanna Mele (detta Gianna) era una vicina di casa di mia nonna, così gentile da averle svelato il segreto per rendere la sua ciambella così buona e soffice.
Mia nonna per fissarla nella memoria, ha deciso di scriverla sul suo libricino.

Ovviamente, l’italiano è una lingua nota e praticata nella mia casa, tutti la conoscono e anche mia nonna se la cava bene. Forse, per motivi anagrafici, qualche volta le capita di fare qualche errore e qualche inversione di consonanti.
Per fortuna però, gli ingredienti e le dosi, sono facilmente decifrabili… perciò mi metto al lavoro, e speriamo che mia nonna sia soddisfatta del risultato finale.

Gli anziani sono le nostre radici e la nostra memoria, perciò grazie mille nonna per aver tramandato i segreti della Sig.ra Cianna e della sua Giambella!

Vendere il pane? Un’idea folle…


Sei li in cucina con le mani in pasta… nel vero senso della parola e tra una chiacchiera e l’altra salta fuori una storia di famiglia che val la pena raccontare.

A Perfugas, un paese di poche anime nella regione dell’Anglona, che oggi gode di una vivacità culturale incredibile, c’era un uomo che faceva il calzolaio, realizzava scarpe di ottima qualità e di graziosa fattezza. Del resto, all’epoca, le scarpe “buone” si compravano una volta sola e dovevano durare una vita.

Ormai troppo anziano per continuare a lavorare, decise un giorno di vendere la sua bottega e di acquistare un’altro locale, in paese.
Lo sistemò, aggiunse un forno a legna e tavoli da lavoro per impastare e stendere la pasta.
I figli cominciarono a darsi da fare e a capire che quello spirito imprenditoriale del padre, poteva essere la svolta per il loro futuro.
Erano tante le bocche da sfamare, ma altrettante erano le braccia pronte a lavorare!

Ecco allora che per la prima volta, in un paesino a vocazione agricola, dove il pane veniva cotto nei forni a legna dei cortili di casa, nasceva il primo negozio dove il pane si poteva acquistare.
Un’idea folle per l’epoca, un azzardo vero e proprio!

Le donne erano le uniche che potevano fare il pane e adesso si erano messi anche gli uomini a impastare… ma che storie sono queste?!
Tale scommessa ebbe un grande successo e dopo il primo panificio di Perfugas, ne venne acquistato uno a Erula, anche questo un paesino di pochi abitanti nel cuore della pianura.

Anche a Erula cominciarono ad apprezzare la comodità di portare a casa un ottimo pane casareccio, acquistato per pochi soldi e con estrema velocità.

Che dire, mio bisnonno deve essere stato di certo un bravo artigiano, un grande lavoratore e un buon padre. Nella sua semplicità, aveva davanti agli occhi un futuro ben chiaro e grandi idee…

 

Cosa fare a Capodanno 2016?


Capodanno 2016

Ok, ci risiamo… anche quest’anno tocca fare i conti con il cenone di Capodanno.
Ecco che inizia la corsa ai preparativi.
Lista degli invitati fatta, la lasagna la porta Marco, secondo e contorni li preparano Angela e Alice.
Il dolce? No va be’, c’è il solito panettone e spumante.
Il cotechino e le lenticchie? Uh mamma dimenticavo… a quello ci dobbiamo pensare noi!
Senti… bicchieri e piatti di plastica, che non ho intenzione di passare il primo dell’anno a fare pulizie!

A te è andata meglio. Sei stato invitato dagli zii e arrivi puntuale come sempre.
Con te ci sono moglie e figli, anche loro, i tuoi figli, sono addobbati per il Capodanno e lanciati per la sala da pranzo come palline impazzite.
L’anticipo ti permette di godere di quei fantastici e improponibili addobbi che tua zia ha pensato di distribuire per casa, a caso!
Candele, pigne dorate, stelle, stelline e strass. Pensi che passerà in fretta… del resto deve solo arrivare la mezzanotte.. forza, ce la farai!
Antipasti, primi, secondi, contorni e al dolce inizi già ad aver il colore pallido del muro alle tue spalle.
Tre, due, uno… scatta la mezzanotte.
Spumante, auguri, pandoro, panettone, trenini, auguri, limbo e Maracaibo mare forza nove…auguri!

È finita, puoi tornare a casa, anche quest’anno sei riuscito a superare il cenone con gran classe!

Aspetta ancora un secondo… Per questo Capodanno 2016 vogliamo proporti un’alternativa esclusiva.
Una cena ricca, in uno stazzo gallurese.
Sarai servito e coccolato, la sala è per pochi coperti, non più di 27 persone.
Il camino acceso, una cena ricca e gustosa. Pasta, dolci, liquori, tutto è preparato da noi.

Gli ingredienti sono locali, a km zero e di ottima qualità.
Il prezzo di 60€ a persona.
Non mancheranno vino della casa, spumante e il classico panettone per il brindisi di mezzanotte.

A disposizione degli ospiti, una chitarra per una suonata in compagnia.
È richiesta la prenotazione. Dai un’occhiata al menu.

Per info e prenotazioni
Tel. +39 334 8520542
e-mail info@lusalconi.it

 

Torta alle noci e al cioccolato fondente


Inizia un’altra settimana e, non so voi, ma per me il lunedì è sempre il lunedì!
Ci si sveglia a fatica e si resta a lungo in uno stato crepuscolare, almeno fino al caffè di mezza mattinata che in alcuni casi rimette al mondo, in altri riesce a malapena a tirare giù dal letto l’ultimo neurone sopravvissuto.

Torta noci e cioccolato fondente

Allora, mi viene in mente che, forse, il modo migliore per iniziare al meglio la giornata e con uno sprint in più (con questa frase mi sento un po’ dentro la pubblicità delle Kinder Brioss!), è doparsi con un dolce sano e goloso.

Ecco allora la ricetta della torta al cioccolato fondente e noci:

100 gr. di cioccolato fondente (tavoletta)
125 gr. di burro o margarina
3 uova
150 g. di zucchero
100 gr. di farina 00
50 gr. di gocce di cioccolato
120 gr. di gherigli di noce
1 bustina di lievito vanigliato
zucchero a velo per decorare

Sciogliete a bagnomaria la cioccolata e il burro, intanto lavorate in una terrina i tuorli (noi ne usiamo anche solo 2) e lo zucchero fino ad ottenere un composto liscio e e omogeneo.
Unite il burro e la cioccolata a zucchero e uova e mescolate.
Aggiungete la farina e il lievito setacciati, le noci e le gocce di cioccolato e infine gli albumi montati a neve.

Dolce al cioccolato e noci

Rivestite una tortiera da 24 cm con carta forno e infornate per 30 minuti a 180°.

Una volta terminata la cottura, lasciate raffreddare e decorate come nella foto.
Un consiglio per “applicare” le noci: usate una goccia di miele o di cioccolata spalmabile.

Dolce natalizio, Li niuleddi


Li NiuleddiChe buoni! Questa è la prima cosa che vien da dire…

Li Niuleddi sono un dolce natalizio che si fa un po’ in tutta l’isola e che come spesso accade prende nomi differenti di paese in paese.
Niuleddi è l’appellativo gallurese, s’aligu è il nome che danno a Silanus, in provincia di Nuoro.

Si tratta di piccole praline di pasta, frutta secca e scorze d’arancia tenute insieme dall’ingrediente principale dei dolci sardi, il miele. Ognuno li chiama in modo diverso, ma la ricetta è più o meno sempre quella.

Ecco allora la ricetta di Li Niuleddi

Ingredienti
– Miele
– 1 kg. Mandorle (per ogni kg di miele)
– Bucce d’arancia essiccata
Fresa de aligu:
acqua tiepida, 500 gr. di farina (anticamente semola rimacinata di grano duro, ma si può usare anche farina 00), sale, 100 gr di strutto.

Preparazione dell’impasto

Impastare la farina con lo strutto sciolto, un pizzico di sale e acqua quanto basta.
Fare delle sfoglie sottili tagliate con su rudigliu (la rotella) lunghe almeno 15/20 centimetri.
Infornare le sfoglie e cuocerle a temperatura moderata senza farle imbrunire, una volta cotte, croccanti e tostate vanno rotte in piccoli pezzi.

Tostare le mandorle pelate nel forno fino a farle diventare belle croccanti.
Mettere in ammollo in acqua tiepida le bucce d’arancia, togliere la parte bianca e tagliarle a strisce sottilissime.

Cottura
Versare il miele in un tegame, metterlo sul fuoco moderato e dopo 7/10 minuti aggiungere le bucce d’arancia tagliate, le mandorle tostate intere e infine la pasta sminuzzata (fresa de aligu), girare sempre con un mestolo di legno affinché l’impasto non si attacchi.
Continuare a girare col mestolo e spegnere quando l’impasto ha la giusta consistenza per essere lavorato.

Versare l’impasto su una tavola di legno (prima bagnata con acqua fredda) stendere una sfoglia di un centimetro e lasciar raffreddare.
Tagliare piccoli rombi e disporli su foglie di limone.

Qualora non riusciate a trovare foglie di limone verdi e lucide, potete disporre Li Niuleddi nei classici pirottini di carta.