Pancakes a colazione


 

I pancakes non sono esattamente un dolce italiano, ma le colazioni a Lu Salconi sono sempre ricche e gustose.

Così, oltre a torte e biscotti tradizionali, ai salumi e ai formaggi, oltre allo yogurt e alle marmellate fatti da noi, aggiungiamo qualche dolce più internazionale.

La ricetta è facile e veloce:

– 150 gr di farina 00
– un pizzico di sale
– un cucchiaino di zucchero
– 225 ml di latte (meglio se intero)
– 1 uovo
– una noce di burro
– 1 bustina di lievito vanigliato

Come si preparano?

In una terrina mescolate farina setacciata, zucchero, lievito e sale.
Create un piccolo buco al centro e versate lentamente il latte, aggiungete l’uovo e infine il burro fuso (lasciatelo raffreddare un po’ prima di aggiungerlo).

Usate una frusta per mescolare bene il tutto, in modo da non creare grumi.

Servite ben caldi con cioccolata oppure con frutti rossi e zucchero a velo o ancora nella versione più classica con sciroppo d’acero.
Noi per usare prodotti più locali, sostituiamo lo sciroppo d’acero con miele sardo, s’abbamele o malto di riso.

Buona colazione!

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Cooking class in Lu Salconi


I know, you are thinking about your summer holiday in Sardinia and you want to live a great experience with your family or your friends.

We want to offer you the possibility to book your stay in a beautiful countryside, next to the sea, and to add a special moment in our kitchen to learn how to make home made pasta in sardinian style.
What do you think about it?

To have more information please contact us by email
info@lusalconi.it

Fagottini di carasau


Mi arriva un messaggio: “Aperitivo dalla zia?”. La serata è bellissima, la compagnia ottima.
Prendo una bottiglia di Vermentino di Gallura dal frigo, qualche nocciolina e mi catapulto a casa di Silvia, un appartamento sul porticciolo di Palau Vecchia.
Da qui si vede il mare, “Enzo D.” ormeggia e riparte con una buona frequenza diretto all’isola di La Maddalena.
Fari e fanali cominciano a segnalare la rotta dei marinai e le luci di via delle imbarcazioni si muovono in un tratto di mare sempre più scuro.

Le chiacchiere si intrecciano tra libri, cucina, progetti, spiegazioni sulle condizioni meteo-marine e su rotte tracciate sulle carte nautiche appese alle pareti.

L’aperitivo è semplice, ma ricercato: pane, formaggio di capra dell’entroterra sardo, olive nostrane, salsiccia sarda e dei deliziosi fagotini di pane carasau.
La cucina di Silvia è piccola, ma grande abbastanza per accogliere a braccia aperte e con un sorriso gli amici che si presentano alla sua porta.
Il profumo dei fagottini si fa sentire dall’ingresso: il pane carasau viene bagnato in acqua, steso su un canovaccio e riempito con una farcia a piacere (quelli di Silvia avevano zucchine stufate e ricotta vaccina), infine ogni fagotto viene messo in forno in attesa che il pane torni ad essere dorato e croccante.

Insomma, una bontà da gustare con le mani e da accompagnare con un calice di Vermentino fresco, sbirciando di tanto in tanto i movimenti del porto.
Grazie Silvia e al prossimo appuntamento!

Frollini rustici al farro


Frollini fatti in casa
Siamo convinti che una buona colazione, ricca e sopratutto sana, sia il modo migliore per iniziare la giornata al meglio.
Ecco perché a Lu Salconi proponiamo ai nostri ospiti colazioni dolci e salate, con prodotti genuini e di nostra produzione o realizzati da piccoli produttori locali.

L’inverno trascorre alla ricerca di nuove ricette e prova che ti riprova, abbiamo scovato una ricetta per biscotti rustici al farro… niente male!

Gli ingredienti
– 350 gr di farina di farro
– 125 gr di burro
– 200 gr di zucchero di canna integrale
– 1 tuorlo
– 1 uovo intero
– mezza bustina di lievito
– un pizzico di sale

Biscotti al farro
Preparazione

Lavorate le uova col burro che avrete lasciato prima ammorbidire per un po’.
Aggiungete poi la “parte secca” degli ingredienti: farina, zucchero, lievito, sale.

Amalgamate il composto ma non lavoratelo troppo e mettete a riposare in frigo per almeno 30 minuti.

L’impasto ora, è pronto per essere messo in forno, perciò date forma ai vostri biscotti e infornate per 20/30 minuti a 180° in forno ventilato.

Qualche consiglio
Potete aggiungere qualche aroma come baccelli di vaniglia, cannella, zenzero in polvere, scorza d’arancia ecc.
Non male anche ricoprire i frollini con semi misti di lino, sesamo, girasole e papavero.
Per lo zucchero integrale, vi consigliamo quello di Altro Mercato, del commercio equo e solidale.

Noi abbiamo messo un ingrediente segreto, ma per scoprirlo vi aspettiamo a Lu Salconi!

Vendere il pane? Un’idea folle…


Sei li in cucina con le mani in pasta… nel vero senso della parola e tra una chiacchiera e l’altra salta fuori una storia di famiglia che val la pena raccontare.

A Perfugas, un paese di poche anime nella regione dell’Anglona, che oggi gode di una vivacità culturale incredibile, c’era un uomo che faceva il calzolaio, realizzava scarpe di ottima qualità e di graziosa fattezza. Del resto, all’epoca, le scarpe “buone” si compravano una volta sola e dovevano durare una vita.

Ormai troppo anziano per continuare a lavorare, decise un giorno di vendere la sua bottega e di acquistare un’altro locale, in paese.
Lo sistemò, aggiunse un forno a legna e tavoli da lavoro per impastare e stendere la pasta.
I figli cominciarono a darsi da fare e a capire che quello spirito imprenditoriale del padre, poteva essere la svolta per il loro futuro.
Erano tante le bocche da sfamare, ma altrettante erano le braccia pronte a lavorare!

Ecco allora che per la prima volta, in un paesino a vocazione agricola, dove il pane veniva cotto nei forni a legna dei cortili di casa, nasceva il primo negozio dove il pane si poteva acquistare.
Un’idea folle per l’epoca, un azzardo vero e proprio!

Le donne erano le uniche che potevano fare il pane e adesso si erano messi anche gli uomini a impastare… ma che storie sono queste?!
Tale scommessa ebbe un grande successo e dopo il primo panificio di Perfugas, ne venne acquistato uno a Erula, anche questo un paesino di pochi abitanti nel cuore della pianura.

Anche a Erula cominciarono ad apprezzare la comodità di portare a casa un ottimo pane casareccio, acquistato per pochi soldi e con estrema velocità.

Che dire, mio bisnonno deve essere stato di certo un bravo artigiano, un grande lavoratore e un buon padre. Nella sua semplicità, aveva davanti agli occhi un futuro ben chiaro e grandi idee…

 

Quando un Wine bar si chiamava Zilleri


Guardo sempre con orgoglio questa terra sarda che conserva ancora una buona dose di autenticità e che nonostante oggi il vecchio Zilleri lo chiama Wine Bar, mantiene intatte le proprie tradizioni eno-gastronomiche.
Prima, in uno Zilleri – o bettola, dir si voglia – c’erano solo quelli che a fine giornata si ritrovavano al banco del bar a bere vini corposi in bicchieri di vetro bassi e tozzi.
In quelli che oggi ci piace chiamare wine bar, ci sono anche i turisti abbronzati e ben vestiti che sorseggiano rossi profumati dal colore rubino, in calici di vetro sottile.

Siamo isolani, sinceri e riservati, siamo orgogliosi delle nostre tradizioni e dei nostri costumi e anche se questo spesso ci fa sembrare chiusi e cocciuti agli occhi di altri, è per noi la garanzia di portare avanti gli insegnamenti dei nostri nonni, i loro racconti, la loro vita e le loro ricette.

Quello che oggi con un elegante inglesismo, chiamiamo Brunch, mio nonno lo faceva cinquanta anni fa. Si svegliava prima che sorgesse il sole, andava in campagna a curare le bestie e a zappare la terra e alle 9.00 del mattino “attrezzava” un vero proprio spuntino con formaggio, pane, salsiccia, pasta al forno (se andava bene) e un bicchiere di vino, che non guasta mai!

La nostra storia gastronomica è fatta di mille commistioni e come si dice da queste parti semu tutti misciati (siamo tutti mischiati); questa mescolanza la portiamo da tempo anche nella nostra cucina e nei nostri vini.
Cuciniamo il cus cus grazie ai tunisini e beviamo un vino, il cannonau, che pare abbia origini spagnole; per merito dei genovesi prepariamo la fainè e per influenze Tabarkine ci deliziamo con il cashcà.

Ogni paese, ogni costa, ogni montagna qui vi proporrà una ricetta diversa e ingredienti che a 30 km da li, nemmeno si usano.
Provate, sperimentate, assaggiate e giudicate voi stessi la cucina di questa terra così accogliente che vi farà tornare a casa col Mal di Sardegna

6 specialità sarde per stomaci forti


Questa mattina mi sono imbattuta in un articolo che elencava alcuni tra i piatti più nauseanti e disgustosi del globo.
Alla fine di un elenco che faceva il giro del mondo, mi ritrovo in Sardegna con il suo Casu marzu, il famoso formaggio con i vermi.
Certo bisogna avere palati coraggiosi per assaggiare questa specialità, ma qui ci allenano fin da piccoli!

Ecco una lista di 6 piatti tipici sardi che richiedono una lunga digestione e sono perfetti per un’esperienza gastronomica in stile wild Sardinia:

Polpette fritte di zucchine.
Mi sento in dovere di partire con il piatto più delicato, in termini di sapore.
Mia nonna Carmela, lo preparava a mia madre per merenda, forse aveva paura che per due ore di gioco per strada avesse perso troppi zuccheri…e allora, niente di meglio di qualche polpetta ben fritta preparata con zucchine, cipolle, pane, formaggio e menta… per rinfrescare.
E oggi, c’è il dietologo che ha il coraggio di proporre frutta e yogurt!

Turredda cun curcuriga
Un piatto tipico dell’Ogliastra e non solo è una specie di focaccia cotta nel forno a legna che di solito viene preparata nei panifici.
Gli ingredienti principali sono zucca, formaggio, semola, strutto o ciccioli.
Disposta su di una foglia di castagno, viene messa in forno finché non è ben dorata.

Sa burrida
Un piatto della tradizione cagliaritana, racchiude in se tutto il sapore del mare. Ingrediente principe anche se modesto, è il gattuccio di mare, un pesce il cui miglior pregio, non è di certo la bellezza!
Insaporito da olio, aglio, aceto e noci è un piatto povero ma ricco di gusto. Un tempo, e forse ancora oggi, quando non si trovava, il gattuccio veniva sostituito con la razza, detta sa scritta.

Orziadas fritte
Anche in questo piatto il mare si sente eccome! Piatto della tradizione oristanese e cagliaritana, s’orziadas non sono altro che anemoni di mare fritte.
Vengono pescate/raccolte a mano e si trovano nei migliori mercati di pesce del sud dell’isola. Dopo aver perso il loro potere urticante, possono essere utilizzate in cucina in vario modo; anche se la maniera migliore è impanarle e friggerle.
Questa specialità, guarda un po’,  arriva proprio dall’Andalusia (Spagna) dove vengono chiamate ortiguillas.

Rivea gallurese
Mia nonna la preparava per ogni occasione speciale. Si tratta di uno spiedino di circa 50 cm composto di interiora di agnello: fegato, polmoni, cuore e milza. Il tutto condito con pezzetti di lardo e un trito di aglio e prezzemolo. A completare il tutto, si avvolgono le budella e si mette in forno. Infine, si serve tagliato a rondelle.

Cazu de cabrittu
Cari animalisti, smettete immediatamente di leggere!
Questa specialità è davvero adatta a palati coraggiosi ed è tipica della montagna barbaricina. Si tratta di un formaggio o meglio di caglio chiuso nello stomaco di un capretto, ha un sapore forte e quasi piccante.
La realizzazione di questo prodotto è lasciata a mani esperte e funziona più o meno così.
Il capretto deve bere latte dalla nascita alla macellazione e non appena avviene quest’ultima, si prende lo stomaco, si estrae il latte che viene filtrato e rimesso nello stomaco.
L’ultima operazione è quella di chiuderlo con lo spago, lasciarlo asciugare e poi passare al processo di affumicatura per 15-20 giorni.
Gli agenti lievitanti e i batteri dello stomaco faranno il loro dovere!

Che dire, se passerete in Sardegna e vorrete assaggiare queste specialità, lasciate perdere le guide gastronomiche troppo raffinate e chiedete a chi è del luogo, vi saprà di certo consigliare il posto giusto dove degustare questi piatti.