Un regalo per Natale… originale!


Il Natale si avvicina e già comincia la corsa ai regali. So che state pensando ai soliti profumi, cravatte, orologi, calzini e maglioni con le renne, ma se quest’anno volete essere un po’ più originali… beh abbiamo un’idea che fa al caso vostro.

Cosa c’è di meglio di una vacanza in Sardegna, magari in un mese tranquillo come maggio?

Questa è la nostra proposta, che potrebbe essere un regalo per voi e per la vostra famiglia o perché no, per gli amici:

24, 25, 26 e 27 maggio 2018

69€ per camera per notte con colazione inclusa (esclusivamente in soluzione B&B)

Compreso nel prezzo

– pernottamento in camera matrimoniale standard
– ricca colazione dolce e salata
– parcheggio auto e moto
– wi-fi nelle aree comuni

Cosa potete aggiungere?

Per un’esperienza ancora più originale, potrete prenotare un corso di pasta fresca da aggiungere alla vacanza.
Vi faremo entrare nella nostra cucina e faremo insieme la pasta fresca, che poi degusterete comodamente nel nostro ristorante insieme ad una cena composta da primo, secondo, dolce (acqua, vino e liquori inclusi).
Il prezzo da aggiungere è pari a 40€ a persona.

Potrete prenotare entro e non oltre il 31 gennaio 2018.

Insomma… noi vi aspettiamo, ma se intanto volete ricevere qualche info in più potete contattarci su info@lusalconi.it.

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Tempo di dolcezze natalizie


L’autunno e l’inverno, per Lu Salconi, sono stagioni di riposo. Tutto torna ad essere più calmo e silenzioso, ci si concede un po’ di relax, ci si gode il tepore di casa, la compagnia degli amici e dei parenti e il gusto di fare un viaggio chissà dove.

Vero è che non si smette di sognare e di tirar fuori nuove idee per la prossima stagione e il modo migliore per farlo è quello di tenere le mani impegnate tra i fornelli. Il fuoco del camino è acceso, il vino è nei calici et voilà, ecco saltar fuori (tra una chiacchiera e l’altra) una ricetta natalizia, oserei dire un classico di sempre: scorze d’arancia candite al  cioccolato fondente.

Una delizia perfetta per una serata invernale.

Realizzarle è facile, ecco la nostra ricetta:

INGREDIENTI

4 arance bio
100 gr di zucchero semolato
100 gr di acqua
200 gr di cioccolato fondente Zaini 

PROCEDIMENTO

Tagliate a listarelle (circa 1 cm di larghezza), le vostre scorze d’arancia e mettetele in un pentolino, ricopritele di acqua fredda.
Fatele andare su fuoco medio finché l’acqua inizierà a sobbollire e a questo punto scolatele, ricopritele ancora con acqua fredda e ripetete l’operazione per un totale di 4 o 5 volte.
Vi servirà a togliere l’amaro della scorza.

Terminata questa prima fase, scolate e preparate in un altro pentolino (meglio se antiaderente) lo zucchero e l’acqua che serviranno per realizzare il vostro sciroppo.
Versate le scorze sbollentate e lasciate cuocere per almeno 10 min. girando di tanto in tanto.

Togliete le scorze dal fuoco e riponetele sul una teglia ricoperta di carta forno. Fatele asciugare bene (anche 1 notte intera).
Infine mettete a bagno maria il fondente e bagnate le vostre scorzette, riponendole ad asciugare nuovamente sulla carta forno.

Facili e di grande effetto!

 

Fagottini di carasau


Mi arriva un messaggio: “Aperitivo dalla zia?”. La serata è bellissima, la compagnia ottima.
Prendo una bottiglia di Vermentino di Gallura dal frigo, qualche nocciolina e mi catapulto a casa di Silvia, un appartamento sul porticciolo di Palau Vecchia.
Da qui si vede il mare, “Enzo D.” ormeggia e riparte con una buona frequenza diretto all’isola di La Maddalena.
Fari e fanali cominciano a segnalare la rotta dei marinai e le luci di via delle imbarcazioni si muovono in un tratto di mare sempre più scuro.

Le chiacchiere si intrecciano tra libri, cucina, progetti, spiegazioni sulle condizioni meteo-marine e su rotte tracciate sulle carte nautiche appese alle pareti.

L’aperitivo è semplice, ma ricercato: pane, formaggio di capra dell’entroterra sardo, olive nostrane, salsiccia sarda e dei deliziosi fagotini di pane carasau.
La cucina di Silvia è piccola, ma grande abbastanza per accogliere a braccia aperte e con un sorriso gli amici che si presentano alla sua porta.
Il profumo dei fagottini si fa sentire dall’ingresso: il pane carasau viene bagnato in acqua, steso su un canovaccio e riempito con una farcia a piacere (quelli di Silvia avevano zucchine stufate e ricotta vaccina), infine ogni fagotto viene messo in forno in attesa che il pane torni ad essere dorato e croccante.

Insomma, una bontà da gustare con le mani e da accompagnare con un calice di Vermentino fresco, sbirciando di tanto in tanto i movimenti del porto.
Grazie Silvia e al prossimo appuntamento!

Frollini rustici al farro


Frollini fatti in casa
Siamo convinti che una buona colazione, ricca e sopratutto sana, sia il modo migliore per iniziare la giornata al meglio.
Ecco perché a Lu Salconi proponiamo ai nostri ospiti colazioni dolci e salate, con prodotti genuini e di nostra produzione o realizzati da piccoli produttori locali.

L’inverno trascorre alla ricerca di nuove ricette e prova che ti riprova, abbiamo scovato una ricetta per biscotti rustici al farro… niente male!

Gli ingredienti
– 350 gr di farina di farro
– 125 gr di burro
– 200 gr di zucchero di canna integrale
– 1 tuorlo
– 1 uovo intero
– mezza bustina di lievito
– un pizzico di sale

Biscotti al farro
Preparazione

Lavorate le uova col burro che avrete lasciato prima ammorbidire per un po’.
Aggiungete poi la “parte secca” degli ingredienti: farina, zucchero, lievito, sale.

Amalgamate il composto ma non lavoratelo troppo e mettete a riposare in frigo per almeno 30 minuti.

L’impasto ora, è pronto per essere messo in forno, perciò date forma ai vostri biscotti e infornate per 20/30 minuti a 180° in forno ventilato.

Qualche consiglio
Potete aggiungere qualche aroma come baccelli di vaniglia, cannella, zenzero in polvere, scorza d’arancia ecc.
Non male anche ricoprire i frollini con semi misti di lino, sesamo, girasole e papavero.
Per lo zucchero integrale, vi consigliamo quello di Altro Mercato, del commercio equo e solidale.

Noi abbiamo messo un ingrediente segreto, ma per scoprirlo vi aspettiamo a Lu Salconi!

Gomasio, ma che marca è?


gomasio
Bene, ho deciso di farmi il gomasio da me! Dopo un’esperienza mistica in giro per i supermercati nei dintorni – dove la scenetta era più o meno questa: “Mi scusi, cercavo il Gomasio” “No guardi, è una marca che non abbiamo!” – decido di prepararlo a casa.

Per chi non sapesse di cosa si tratta, il gomasio è un condimento usato nella cucina orientale, ma ormai diffusissimo anche nella nostra cucina. Viene realizzato tritando del sesamo tostato e aggiungendo del sale mare (alcune ricette prevedono anche alghe marine).

Realizzarlo è semplicissimo
– fate tostare in padella antiaderente 20 cucchiaini di sesamo
– procuratevi un macinino per il caffè o un più classico mortaio e tritate il sesamo
– aggiungete 1 cucchiaino di sale 
– conservate in un barattolo di vetro

Qualche consiglio
– tritate il sesamo grossolanamente in modo che il gomasio possa conferire al vostro piatto un po’ di croccantezza
– usatelo per insaporire insalate, verdure crude e cotte, zuppe e pesce

Vendere il pane? Un’idea folle…


Sei li in cucina con le mani in pasta… nel vero senso della parola e tra una chiacchiera e l’altra salta fuori una storia di famiglia che val la pena raccontare.

A Perfugas, un paese di poche anime nella regione dell’Anglona, che oggi gode di una vivacità culturale incredibile, c’era un uomo che faceva il calzolaio, realizzava scarpe di ottima qualità e di graziosa fattezza. Del resto, all’epoca, le scarpe “buone” si compravano una volta sola e dovevano durare una vita.

Ormai troppo anziano per continuare a lavorare, decise un giorno di vendere la sua bottega e di acquistare un’altro locale, in paese.
Lo sistemò, aggiunse un forno a legna e tavoli da lavoro per impastare e stendere la pasta.
I figli cominciarono a darsi da fare e a capire che quello spirito imprenditoriale del padre, poteva essere la svolta per il loro futuro.
Erano tante le bocche da sfamare, ma altrettante erano le braccia pronte a lavorare!

Ecco allora che per la prima volta, in un paesino a vocazione agricola, dove il pane veniva cotto nei forni a legna dei cortili di casa, nasceva il primo negozio dove il pane si poteva acquistare.
Un’idea folle per l’epoca, un azzardo vero e proprio!

Le donne erano le uniche che potevano fare il pane e adesso si erano messi anche gli uomini a impastare… ma che storie sono queste?!
Tale scommessa ebbe un grande successo e dopo il primo panificio di Perfugas, ne venne acquistato uno a Erula, anche questo un paesino di pochi abitanti nel cuore della pianura.

Anche a Erula cominciarono ad apprezzare la comodità di portare a casa un ottimo pane casareccio, acquistato per pochi soldi e con estrema velocità.

Che dire, mio bisnonno deve essere stato di certo un bravo artigiano, un grande lavoratore e un buon padre. Nella sua semplicità, aveva davanti agli occhi un futuro ben chiaro e grandi idee…

 

6 specialità sarde per stomaci forti


Questa mattina mi sono imbattuta in un articolo che elencava alcuni tra i piatti più nauseanti e disgustosi del globo.
Alla fine di un elenco che faceva il giro del mondo, mi ritrovo in Sardegna con il suo Casu marzu, il famoso formaggio con i vermi.
Certo bisogna avere palati coraggiosi per assaggiare questa specialità, ma qui ci allenano fin da piccoli!

Ecco una lista di 6 piatti tipici sardi che richiedono una lunga digestione e sono perfetti per un’esperienza gastronomica in stile wild Sardinia:

Polpette fritte di zucchine.
Mi sento in dovere di partire con il piatto più delicato, in termini di sapore.
Mia nonna Carmela, lo preparava a mia madre per merenda, forse aveva paura che per due ore di gioco per strada avesse perso troppi zuccheri…e allora, niente di meglio di qualche polpetta ben fritta preparata con zucchine, cipolle, pane, formaggio e menta… per rinfrescare.
E oggi, c’è il dietologo che ha il coraggio di proporre frutta e yogurt!

Turredda cun curcuriga
Un piatto tipico dell’Ogliastra e non solo è una specie di focaccia cotta nel forno a legna che di solito viene preparata nei panifici.
Gli ingredienti principali sono zucca, formaggio, semola, strutto o ciccioli.
Disposta su di una foglia di castagno, viene messa in forno finché non è ben dorata.

Sa burrida
Un piatto della tradizione cagliaritana, racchiude in se tutto il sapore del mare. Ingrediente principe anche se modesto, è il gattuccio di mare, un pesce il cui miglior pregio, non è di certo la bellezza!
Insaporito da olio, aglio, aceto e noci è un piatto povero ma ricco di gusto. Un tempo, e forse ancora oggi, quando non si trovava, il gattuccio veniva sostituito con la razza, detta sa scritta.

Orziadas fritte
Anche in questo piatto il mare si sente eccome! Piatto della tradizione oristanese e cagliaritana, s’orziadas non sono altro che anemoni di mare fritte.
Vengono pescate/raccolte a mano e si trovano nei migliori mercati di pesce del sud dell’isola. Dopo aver perso il loro potere urticante, possono essere utilizzate in cucina in vario modo; anche se la maniera migliore è impanarle e friggerle.
Questa specialità, guarda un po’,  arriva proprio dall’Andalusia (Spagna) dove vengono chiamate ortiguillas.

Rivea gallurese
Mia nonna la preparava per ogni occasione speciale. Si tratta di uno spiedino di circa 50 cm composto di interiora di agnello: fegato, polmoni, cuore e milza. Il tutto condito con pezzetti di lardo e un trito di aglio e prezzemolo. A completare il tutto, si avvolgono le budella e si mette in forno. Infine, si serve tagliato a rondelle.

Cazu de cabrittu
Cari animalisti, smettete immediatamente di leggere!
Questa specialità è davvero adatta a palati coraggiosi ed è tipica della montagna barbaricina. Si tratta di un formaggio o meglio di caglio chiuso nello stomaco di un capretto, ha un sapore forte e quasi piccante.
La realizzazione di questo prodotto è lasciata a mani esperte e funziona più o meno così.
Il capretto deve bere latte dalla nascita alla macellazione e non appena avviene quest’ultima, si prende lo stomaco, si estrae il latte che viene filtrato e rimesso nello stomaco.
L’ultima operazione è quella di chiuderlo con lo spago, lasciarlo asciugare e poi passare al processo di affumicatura per 15-20 giorni.
Gli agenti lievitanti e i batteri dello stomaco faranno il loro dovere!

Che dire, se passerete in Sardegna e vorrete assaggiare queste specialità, lasciate perdere le guide gastronomiche troppo raffinate e chiedete a chi è del luogo, vi saprà di certo consigliare il posto giusto dove degustare questi piatti.