Master in… Papassinologia


Amaretti sardi Lu salconi

Bene, siamo in cucina, con mani, tavola e grembiule infarinati. Zucchero di qua, anice di la, sul fuoco il latte si scalda e sul banco della cucina ci sono lievito, uova, mandorle, cioccolata, un caos tale da non capirci nulla.
Si impasta, si mescola e si racconta.

I dolci si fanno sempre in compagnia, anche perché com’è buona usanza da queste parti, se ne preparano almeno un chilo per tipo… ti voglio vedere a farli da sola!
Una parte si conserva per gli ospiti e l’altra si regala ad amici e parenti che a loro volta te ne regalano altrettanto e spesso dello stesso tipo: a vassoio di tiliccas, corrisponde vassoio di tiliccas.
Perché se le hai fatte anche tu? Che domande, le devi assaggiare!

La cosa buffa, è che questi ricchi vassoi di papassini, casadinas, tiliccas e pirichittos, girano e rigirano per le case, dando il via al campionato nazionale di miglior dolce dell’anno.
Ti trovi a tavola a mangiare gli amaretti di zia Gina, quelli di zia Maria, di zia Carmela e di zia Vittoria, fai le tue valutazioni su friabilità, spessore, peso, dosi di zucchero e compattezza per poi dare il tuo giudizio definitivo: “Lampu! Chissi chi so li più boni!”

Si perché in realtà ogni anziana donna da queste parti è specializzata in qualcosa, detiene un master di primo livello in papassini o in seadas. Le mie nonne ad esempio lo detenevano in frittelle una e in tiliccas l’altra.
Per ottenerlo ci sono voluti anni di esperienza, di prove e di corsi svolti tra i migliori fornelli del paese.

Per darvi un esempio reale di quanto detto, una cugina un giorno dopo un’accurata indagine tra gli anziani della comunità, ha seguito un corso intensivo di papassini a casa di zia Mariuccia: 87 anni di donna, alta un metro e qualcosa (come si usa in Sardegna), con grinta e forza da vendere.

Zia Mariuccia mostra tutto il procedimento alla sua alunna, ma al termine della lezione qualcosa va storto e la “cappa” dei papapassini – ossia la glassa – non esce lucida come previsto, ma troppo opaca.
Se l’intero paese e quelli nell’arco di 5 km ti hanno insignito del titolo di dottoressa magistrale in papassinologia, non puoi cavartela così, è una questione di orgoglio, non puoi uscirne sconfitta in questo modo!

Come si fa? Semplice, ci si sveglia alle quattro del mattino, si gratta via la glassa opaca e si ricoprono i biscotti con una glassa lucida e perfetta.
Altro che i docenti universitari di oggi, questa è la vecchia scuola cari miei!

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