Cosa fare a Orgosolo, cuore di Sardegna


L’auto ha i finestrini aperti e l’aria si rinfresca, i boschi si infittiscono, le greggi bianche punteggiano la campagna verde e rigogliosa.
A 600 metri sul livello del mare, nel cuore della Barbagia e a poca distanza dalle vette del Supramonte, Orgosolo è un paesino che deve il suo fascino al paesaggio che lo circonda e ai murales che lo caratterizzano.

Un signore scende dall’auto appena parcheggiata ed esclama: “Eh, ma siete turisti un po’ fuori stagione!”.
Dopo un sorriso e due chiacchiere ci invita nel suo negozietto di souvenir e ci fornisce tutte le indicazioni utili per visitare al meglio le montagne che ci guardano dall’alto. Lo ringraziamo e continuiamo la nostra camminata.

In piazzetta c’è un gruppo di anziani, si sono appena incontrati per scambiare le solite chiacchiere della domenica mattina, ci accolgono subito e non si può fare a meno di trascorrere un po’ di tempo con loro.
Hanno le scarpe di chi lavora la terra, pantaloni di fustagno nero come si usa da queste parti,  i loro occhi e le rughe sul volto dicono più di tante parole.
Sono riservati e rispettosi dell’ospite che è venuto a curiosare dalle loro parti e hanno un’eleganza e una dialettica che non ha nulla a che fare con titoli di studio e alti riconoscimenti.

Le donne escono dalla messa in abito nero, con lo scialle ricamato sulle spalle e il fazzoletto in testa. Si fermano un secondo e ci salutano con un “buongiorno” e un sorriso.
Si parla quasi esclusivamente in dialetto, lo fanno anche i bambini che giocano a pallone davanti al bar del centro, ma anche i più anziani conoscono un’italiano quasi perfetto.

Oggi i turisti armati di reflex arrivano fin qui per qualche scatto. Un gruppo di anarchici milanesi nel 1969 disegnò il primo murales e in seguito l’insegnante toscano Francesco Del Casino, in occasione dei trentanni dalla Resistenza e liberazione, chiese ai sui alunni di realizzare dei murales che raccontassero la storia dell’Italia, del mondo e di Orgosolo ovviamente.

Cosa fare a Orgosolo e nei dintorni?
1. Passeggiate per il paese e fate qualche scatto ai murales
2. Fermatevi almeno un istante per chiacchierare con la gente del posto
3. Acquistate pecorino, salumi e specialità locali (qui la cucina è ottima!)
4. Dedicate una giornata al Supramonte, ma partite per fare trekking!
5. Scendete verso l’Ogliastra, passando per Oliena e Dorgali e raggiungete il mare; da Cala Gonone vedrete le montagne che vi proteggono.
6. Donne, lasciate perdere le boutique di alta moda della costa e acquistate qualcosa di tradizionale nel laboratorio di Maria Corda che ancora oggi confeziona Su Lionzu, il fazzoletto per coprire la testa, tipico di Orgosolo e realizzato con la seta tinta di giallo con i pistilli di zafferano.
7. Assaggiate e portate a casa una bottiglia di Orgosa, Cannonau di Sardegna Doc, opera dell’Azienda Vitivinicola Orgosa di Giuseppe Musina.

Plumcake soffice e leggero


Ai fornRicetta del PlumCakeelli di casa per preparare un dolce per colazione, un dolce che di solito prepariamo in estate per la colazione a Lu Salconi.

E allora ecco una ricetta semplice e veloce per ottenere un plumcake soffice e leggero.
Le dosi sono quelle di un vasetto di yogurt, perciò se ne avete uno vuoto… è il momento di usarlo!
In alternativa utilizzate un bicchiere che misuri circa 125 g.

 

INGREDIENTI

1 bicchiere di latte intero (potete usare il latte che preferite: scremato, di soya, di riso ecc.)
2 bicchieri di zucchero
3 bicchieri di farina
2 uova
1 bustina di lievito vanigliato
il succo di mezzo limone
mezzo bicchiere di olio di semi

Come si fa?
Per prima cosa separate gli albumi dai tuorli e lavorate gli ultimi con lo zucchero.
Aggiungete farina setacciata e lievito e di volta in volta versate il latte nell’impasto (vi aiuterà a lavorare il tutto in modo più semplice).

Aromatizzate con il succo di limone e aggiungete l’olio, continuate a mescolare finché non si sarà completamente amalgamato all’impasto.

In un’altra terrina montate a neve gli albumi e aggiungeteli all’impasto mescolando dal basso verso l’alto.

Versate il tutto in una teglia da Plumcake, imburrata e infarinata o rivestita da carta forno.
Infornate per 30/40 minuti a 180°.

 

 

Dolce di Natale al cioccolato


NELLA CUCINA DEGLI ALTRI

Dolci al cioccolatoSuonerà strano trovare una ricetta americana in un blog che parla di Sardegna, ma questo clima natalizio fa pensare al calore di casa: un divano affollato, tazze di tea fumante, il camino acceso, i pastelli lasciati in giro dalle nipoti, il libro, la coperta, il cesto con gomitoli e ferri, un dolce al cioccolato.

Confesso! La cucina non è proprio quella degli altri, sta volta si gioca in casa, nessuna trasferta!
È successo qualche tempo… una rimpatriata tra amici: c’è chi arriva da Sidney, chi da Berlino, chi da Londra e chi da varie regioni italiane.

Sarà stato il clima di internazionalità e una dispensa che offriva ben poca scelta, che decidiamo di preparare il brownies al cacao.

INGREDIENTI

125 g di burro
225 g di zucchero (meglio se di canna)
60 g di farina 00
2 uova – fredde
75 g di cacao amaro in polvere

Brownies al caccao

Fate sciogliere a bagnomaria burro, cacao e zucchero e mescolate fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo.
Togliete dal fuoco e lasciate raffreddare per qualche minuto.

Aggiungete un uovo alla volta e mescolate energicamente con l’aiuto di una frusta.
Infine aggiungete la farina setacciata.

Versate il composto in una teglia da 20 cm (meglio se rettangolare o quadrata) e mettete in forno per 15 – 20 minuti a 180°.

Se volete rendere la merenda o la colazione più golosa, servite il dolce con della panna montata accanto.

Un po’ di sfiga in meno non guasta mai


Sa Bunza
Sa bunza, amuleto sardo portafortuna

Superstizione, malocchio e amuleti… rinunciare a un po’ di sfiga, fa sempre bene!

Come in tante regioni d’Italia (più in quella meridionale, forse!) e in altrettante zone del mondo, anche in Sardegna si parla di metodi per scacciare il malocchio, lascito di chi volente o nolente ha provato una sorta d’invidia verso malcapitato.

Alla richiesta: “Zia, mi insegni a preparare quel dolce…”
Zia di turno: “No, no stedda mea, non lu focciu più palchì m’hanni postu l’occhi!” (No, no bambina mia (inciso: vale sempre, anche quando hai 40 anni!)non lo faccio più perché mi hanno messo gli occhi addosso!).
Ciò implica che, secondo la credenza, quel dolce non lieviterà, si brucerà, ecc..Insomma meglio lasciar perdere!

Questa è una delle tante conversazioni in cui ci si imbatte ancora oggi.

Capita anche di stringere la mano a un’anziano, che risponde con una stretta lenta e poco decisa, per paura che gli venga “posto il malocchio”.

Allora quali sono i metodi per allontanare questo sortilegio?
Dai piatti fondi con acqua, sale e macchie di olio d’oliva che galleggiano e si rompono, si passa al corallo che da sempre è considerato il portafortuna isolano se incastonato in ciondoli, anelli, orecchini o in chissà che altre opere di abili orefici.

C’è poi “sa sabegia” meglio conosciuto come “su coccu”, una sfera di ossidiana nera tenuta da riccioli e ricami di oro o argento, che spesso si trasforma in una spilla.
Se si fa un salto indietro nel tempo c’è “sa pungas”, che abbiamo ritrovato e riscoperto in un mercatino a Santa Teresa di Gallura, dove una ragazza vendeva questi particolari amuleti, trasformati in ciondoli, e ne raccontava la storia.

Sa pungas era un piccolo sacchetto si stoffa, realizzato – di solito dalle nonne o dalle anziane della famiglia – forse con pezzi di stoffa rimasti da un rammendo o un ritaglio.
Il suo significato, stava a metà strada tra il sacro e il profano; all’interno si mettevano 3 chicchi di riso, 3 germogli di grano oppure su breve (la preghiera).

Si metteva nella culla dei bambini appena nati o in alcuni casi si donava alla futura mamma, che lo indossava magari tenuto da una spilla da balia, nascosta sotto la camicia.

I colori ricordano l’abito tradizionale sardo e non può mai mancare un nastrino verde ne un ciondolo cucito sul fronte del sacchetto.

Portarlo al collo oggi rievoca un tempo passato, le mani delle nonne disegnate dalle rughe e l’arte della manualità di un tempo.

 

 

Torta con ricotta, amaretti e cioccolato fondente


NELLA CUCINA DEGLI ALTRI

Torta ricotta, fondente e amarettiA dir la verità la cucina di Pamela, non ho ancora avuto il piacere di visitarla, ma a giudicare dai suoi dolci è una cucina che profuma di zucchero e cannella, di essenze orientali e di sapori che ricordano viaggi passati.

C’è un bimbo che gironzola per casa e combina qualche pasticcio, una montagna di libri vicino al caminetto, una chitarra poggiata su di un angolo. In settimana o nel week end amici e parenti si alternano e che sia una cena o una festa di compleanno, ogni scusa è buona per preparare un’ottimo dolce.

Ecco allora la ricetta della torta con ricotta e amaretti:

INGREDIENTI

Per la pasta frolla:

350 g di farina 00 (di questi 350 g , potreste usarne 100 g di farina integrale)
150 g di burro
200 g di zucchero
2 uova (un tuorlo e uno intero)
mezza bustina di lievito
qualche goccia di limone spremuto

Per la farcitura:

250 g di ricotta vaccina
250 g di amaretti
scaglie di cioccolato fondente

PROCEDIMENTO

Setacciate la farina, aggiungete lo zucchero, il lievito per dolci e le uova e cominciate ad impastare. Aggiungete il burro (basterà toglierlo dal frigo qualche minuto prima di cominciare) e continuate la lavorazione.
Spremete mezzo limone e aggiungete qualche goccia del succo.
Avvolgete l’impasto nella pellicola trasparente e mettete in frigo per 30 minuti.

Intanto che l’impasto riposa… in una terrina lavorate la ricotta, gli amaretti (che avrete precedentemente tritato nel mixer) e le scaglie di cioccolato fondente. Se l’impasto risulta troppo “compatto” potrete aggiungere una goccia di latte freddo.

Una volta che l’impasto sarà pronto, potrete infarinare e imburrare una tortiera ampia (io l’ho rivestita con carta forno) e disporre la pasta frolla sul fondo, lasciandone da parte una piccola quantità che vi servirà tra poco.
Con una forchetta bucherellate la frolla e disponetevi sopra la crema di ricotta, amaretti e fondente.
Per guarnire sbriciolate la frolla che avete messo da parte.

Infornate a 180° per 30 minuti.

Qualche consiglio:
scegliete gli amaretti di medie dimensioni, di solito hanno un sapore più delicato e meno intenso, che soddisferà anche il palato più raffinato.

Per evitare che il cioccolato si sciolga nell’impasto, preparate le scaglie e disponetele sulla torta appena sarà uscita dal forno.