Alluvione in Sardegna


A distanza di qualche giorno dalla forte alluvione in Sardegna, ci sentiamo di dover dire qualcosa.

Telegiornali, quotidiani, magazine online e programmi radio hanno diffuso informazioni e numeri, hanno raccontato la tragedia, hanno mostrato volti preoccupati e tristi, hanno raccontato di una regione dal territorio danneggiato e dal cuore distrutto.

Per educazione, formazione o semplicemente per modo di fare, i sardi sono ancorati alla loro dignità.
Ricordo mio nonno, che non mostrava mai un piccolo dolore – per non far preoccupare moglie e figli – o che aiutava chi aveva bisogno di lavorare in campagna per guadagnare due soldi, mantenere la famiglia e di conseguenza la sua dignità di uomo.

In una situazione come questa, una regione abituata a non avere nessuno attorno se non il mare, si rimbocca le maniche e si mette all’opera da se.
Gli aiuti esterni non mancano e si è grati a chi dal Piemonte, dal Lazio e dalle altre regioni italiane, ha affrontato un lungo viaggio per portare abiti, coperte, materassi e chissà che altro.

Ci sono poi i paesi meno colpiti che si mettono in moto, stipando in camion e auto tutto il necessario da donare alle città più colpite.

La bontà della gente in questi casi diventa protagonista del giorno dopo e ad affrontare la tragedia si è in tanti e tottus impari (tutti insieme).

C’è un però: la preoccupazione di risollevarsi, la preoccupazione di un’economia già fortemente colpita che con l’alluvione ha avuto il colpo di grazia.

Non abbiamo grandi industrie ne grandi fabbriche, viviamo di turismo e pastorizia e ci domandiamo chi tra i tanti ministri e deputati è davvero interessato alle sorti di una regione in mezzo al mare, che spesso è solo un luogo comodo dove fare le proprie vacanze estive tra vip e starlette.

Il passato insegna e dimostra che territori come l’Irpinia, l’Abruzzo e le Cinque Terre, ancora oggi sono in fase di “ricostruzione”, una parte della popolazione è ancora rifugiata nei container e le strade sono ancora pressoché danneggiate.

Perciò cari politici dimostrate per una volta un po’ di vero interesse perché basterebbe ridurre solo uno dei vostri stipendi per costruire un’abitazione sicura per una famiglia bisognosa… noi italiani, intanto, ci diamo una mano a vicenda per rimettere a posto i vostri errori!

 

Focaccina di bietole


Focaccia di BietolaNELLA CUCINA DEGLI ALTRI

L’autunno, stagione di cavoli, bietole, verze, broccoli e carciofi.
La cucina di Paolo Fratello, piccola, accogliente e colorata.
Sulle mensole barattoli di vetro pieni di semi, erbe aromatiche e spezie portate o commissionate a qualcuno di rientro da un viaggio nelle calde terre del sud.

Nel suo modo di cucinare c’è l’agrodolce della Sicilia, l’acidità degli oli di Puglia, la fragranza delle friselle lucane e i pomodori della Campania.
C’è sempre estrema attenzione agli ingredienti: devono essere di qualità, possibilmente biologici e a km zero.
C’è attenzione nei tempi e nei modi di cottura, perché ogni elemento in cucina possa sprigionare tutto il suo profumo e il suo sapore. Niente è lasciato al caso.

Mi racconta di una foccacina  di rucola, uova, farina di riso e curcuma preparata in giornata… mi piace, adesso provo a farla anche io!
Mi mancano gli ingredienti elencati e allora ne elaboro una personale versione.

FOCACCINA DI BIETOLE

Ingredienti per 2 persone

2 uova
2 cucchiai di farina di farro
bietole
olio extra vergine di oliva
uno spicchio d’aglio
un cucchiaino di amido di frumento o amido di patate
un pizzico di sale
un pizzico di bicarbonato
una spolverata di parmiggiano
un pizzico di noce moscata

Preparazione

Lavate e tagliate a pezzetti la bietola, fatela appassire in padella con un filo d’olio extra vergine e uno spicchio di aglio schiacciato. Aggiungete un pizzico di sale.

Separate i tuorli dagli albumi. Lavorate i tuorli con la farina, l’amido di frumento, un pizzico di bicarbonato e una spolverata di parmiggiano.
Aggiungete le bietole (togliendo lo spicchio d’aglio!).

Montate neve i due albumi e aggiungete al composto mescolando dal basso verso l’alto. Completate il tutto aggiungendo una spolverata di noce moscata.

Foderate una teglia, non troppo grande, con carta forno e versate l’impasto. Infornate per 15/20 minuti a 200°, ma ricordate che ogni forno è diverso, perciò controllate i vostri tempi di cottura… a vista e a naso!

Una ricetta vegetariana, facile e velocissima, da preparare anche con altre verdure o altre farine che si prestano a un impasto soffice.

Buon appetito!