In Gallura capita di vedere anche questo


Panorami di Gallura

Crema gallurese o palle di neve?


Crema gallurese

Mia nonna le chiama Palle di neve e nei doverosi pranzi domenicali in cui si riuniva l’intera famiglia le presentava in un’ampia terrina, una portata centrale dalla quale faceva le porzioni del dolce direttamente in tavola.

Questa è un’ottima idea per riutilizzare gli albumi che altrimenti andrebbero sprecati.Il dolce è fatto di tre parti.

Per prima cosa si devono preparare le palle di neve:

Montate a neve 6 albumi, fatevi aiutare da un pizzico di sale e dalle fruste elettriche. Devono essere molto spumosi.
Mettete in un pentolino largo, tre dita di latte e fate intiepidire.

Con un cucchiaio create delle palle con gli albumi montati a neve e girateli nel latte caldo finché non diventano compatti. Toglieteli dal latte e metteteli da parte.

Preparate una crema pasticcera classica: 

500 ml di latte (compreso quello che avete usato per le palle di neve)
6 tuorli d’uovo
50 gr di farina 00
1 baccello di vaniglia
scorze di limone tagliate grosse
150 gr di zucchero

Mettete sul fuoco il latte con la vaniglia e lasciate intiepidire per un paio di minuti.
A parte amalgamate i tuorli e lo zucchero, aiutandovi con una goccia di latte messa da parte.

Togliete il baccello di vaniglia dal latte tiepido, aggiungete l’amalgama di uova e zucchero e girate lentamente. Aggiungete le scorze di limone e togliete dal fuoco non appena la crema ha raggiunto la giusta consistenza.

La parte croccante del dolce: il caramello.
Potete fare come fa mia nonna, mettere la crema in una terrina e poggiare sopra le palle di neve, oppure creare una porzione per ogni commensale.

Dopo aver disposto crema e palle di neve, fate sciogliere nel pentolino un po’ di zucchero e quando è ancora ben liquido versatelo sulla crema e lasciate raffreddare.

Il nostro consiglio è quello di realizzare una crema chantilly, aggiungendo semplicemente un po’ di panna montata per dolci alla crema pasticcera classica.
Renderà il sapore più delicato al palato.

L’arte dei cestini sardi


Cestini sardi

Le corbule meglio conosciute come cestini sardi sono delle vere e proprie opere d’arte. Nella vita quotidiana venivano utilizzate per contenere pane e dolci.

Ricetta della pecora in cappotto


Incuriosita da un libro di ricette abruzzesi mi imbatto nei consigli per la preparazione della Pecora alla callara, tipico piatto del teramano il cui nome deriva proprio dalla cottura della pecora in grandi pentoloni di rame, detti callare.
Mi viene subito alla mente la nostra pecora in cappotto.

Adesso non fate la faccia che ho fatto io! Una volta scoperta l’esistenza di questo piatto ho immaginato una pecora nel suo elegante trench inglese a passeggio per le campagne sarde!

La pecora in cappotto è uno dei piatti più antichi della cucina sarda e viene preparato soprattutto nelle zone di montagna dove il clima freddo richiede piatti ricchi e di sostanza.
Dove trovare una pecora? A meno che voi non siate figli di un pastore o alleviate una pecora nell’aiuola di casa, è il caso di rivolgersi a un macellaio per acquistare almeno due chili di carne di pecora.

Ecco come preparare la vostra pecora in cappotto:

Ingredienti
2 kg di carne di pecora
800gr di patate
2 carote
3 cipolle
1 sedano
qualche pomodoro secco
200gr di finocchi
sale qb
pane carasu

Mettere la carne di pecora tagliata a pezzi in una grande pentola d’acqua e portare a ebollizione, togliendo continuamente con un apposito mestolo la schiuma che si crea in superficie.
Aggiustare di sale e unire cipolle, pomodori secchi, sedano, finocchi, carote e patate lavate ma con la buccia.

Cuocere come un normale brodo di carne per circa un’ora.
Verificare che le patate siano cotte e immergere il pane carasau tagliato a pezzi nel brodo.
Dopo averlo sbollentato per qualche secondo disporlo nei piatti e mettervi sopra la carne e le verdure.

Servire ben caldo accompagnato da un generoso bicchiere di Nepente di Oliena che con i suoi 12,5 % regge bene la sfida.

Ultimo dell’anno al mare


Spiaggia di Carlotto - La Maddalena

Niente male per essere il 31 dicembre!
Quest’isola regala sempre qualche piacevole sorpresa…