Usanze e tradizioni in Sardegna


I vacanzieri armati di pesanti valige e profumati di essenze tropicali affollano le spiagge durante l’estate resistendo inflessibili alla canicola sarda. Tra le loro aspettative oltre alla volontà di trascorrere momenti di puro relax in un angolo di paradiso, si cela la volontà di sentirsi a casa, di essere accolti da una popolazione che da sempre si distingue per la sua ospitalità e riservatezza.

Si, perché qui l’ospite è sacro!

Ho nelle orecchie il racconto di mia nonna, che narra di sua madre che dopo aver messo a posto casa, aver pulito e sistemato tutto, indossava il “vestito buono” perché: “Non si sa mai! E se passa qualcuno?“.
Ogni giorno ripeteva gli stessi gesti come se questo qualcuno potesse arrivare da un momento all’altro e accoglierlo in abiti da casa non era cosa buona.
La scatola di latta contenente sos biscottos, i biscotti per gli ospiti, doveva essere sempre piena perché:
“Se arriva qualcuno, cosa fai? Non offri nulla?”.

In Gallura le cose migliori, quelle più buone, sono sempre “d’adducà pà li stragni!” ossia da conservare per gli ospiti.
Se la nonna o la mamma preparano una torta, la parte più bella la si conserva per gli ospiti e la parte più brutta, quella un po’ bruciacchiata, quella sì, si può mangiare.

Questa forte sacralità dell’ospite fa si che ogni bambino in Sardegna, ma credo in tutto il sud Italia, sia cresciuto con la sensazione che la propria famiglia fosse composta dai genitori, da suo fratello e da qualcuno.

Ma la sacralità di questa figura è sempre corrisposta dall’ospite stesso. Lo denota il fatto che in Sardegna non si va mai a casa di amici o parenti a mani vuote; e si parte dal dono base che può essere una bottiglia di mirto e una scatola di dolci fatti in casa, a doni più complessi anche da trasportare, come una cassetta di pomodori, una forma di pecorino o un pezzo di maiale caduto vittima di un agguato il giorno prima.

Anche nelle grandi occasioni quest’usanza si ripete e nei matrimoni – non in tutti ormai – gli invitati tornano a casa con un dono, un vassoio di dolci. Ovviamente in matrimoni che vanno dai cento invitati in su è necessario giocare d’anticipo e iniziare la preparazione dei dolci tempo prima e con l’aiuto delle donne più esperte del paese.

Questa voglia di ospitare e accogliere lo straniero ovviamente è fine a stessa, proviene dal cuore e non ha alcun interesse; ma è giusto non pretenderla e lasciare che sia la cordialità dei sardi a farsi avanti.

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2 thoughts on “Usanze e tradizioni in Sardegna

  1. Grazie di aver lasciato traccia di queste bellissime tradizioni che, anche in Gallura, si stanno un po’ perdendo. Da “continentale” trapiantata, trent’anni fa la mania degli “imbulicheddhi” di mia suocera mi faceva sorridere: come mi piacerebbe ora tornare indietro! L’unica cosa e’ che vorrei che il grande prodigarsi per gli altri sia bilanciato dal fare qualcosa anche per se stessi godendo di ciò che si ha! Un abbraccio Federica! Laura

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