Ricetta di Lu Casciu Furriatu


Ho ben chiara l’immagine di mia nonna che davanti ai fornelli di casa, non abbandona nemmeno per un istante il mestolo di legno mentre mescola e rimescola quella crema bianca che diffonde profumo di formaggio per tutto il vicinato.

Lu Casciu Furriatu (formaggio fuso – in italiano) è un piatto molto antico realizzato con formaggio vaccino che qui chiamiamo peretta o panedda e che per il resto dell’Italia corrisponde più o meno ad una provola fresca.

Ecco la ricetta di Lu casciu furriatu direttamente dalla cucina mia nonna:

Panna fresca pastorizzata 250 g
1 cucchiaio di rimacinato di semola di grano duro
1 pizzico di sale
100 g circa di peretta, panedda o provala fresca

Portare la panna quasi ad ebollizione e aggiungere un cucchiaio di rimacinato di semola, girare il composto fino a quando la panna non comincerà a rapprendersi.
Continuando a mescolare, verrà fuori un olio che in dialetto è chiamato ociu casciu, olio di formaggio appunto, ottimo per condire la pasta in sostituzione del burro.

L’olio deve essere messo da parte e magari raccolto in un barattolo proprio perchè riutilizzabile, mentre alla crema ancora sul fuoco va aggiunto il formaggio tagliato a fette sottili.
Il formaggio si deve sciogliere e si deve amalgamare per bene alla panna.

Con questa preparazione si possono condire gli gnocchi oppure, la si può portare in tavola così com’è!
Di solito viene servita come antipasto con qualche cucchiaio di miele accanto, affinché chi ama sapori decisi, possa intingerla in una goccia di buon miele.

Due raccomandazioni:
servire ben caldo, altrimenti in poco tempo si rapprende e se servite direttamente nel piatto, fate scarse porzioni poiché appesantisce abbastanza!

Buon appetito!

Tra cous cous e nostalgia…


Fregola sardaQuando si arriva dalla città caotica e grigia, dove gli unici protagonisti del paesaggio sono palazzi e piazze, la Sardegna infonde nel visitatore un senso di libertà.

Questi sono paesaggi dove l’occhio viaggia libero e senza regole, dove lo sguardo non è incastrato tra un vicolo e una via, ma si poggia leggero sulle colline granitiche, si stende morbido sulle campagne verdi, vola sui boschi i cui alberi sono piegati dal maestrale.

È una terra capace di risvegliare tutti i sensi. Appena si atterra o si raggiunge un porto sicuro, si sente subito nell’aria il profumo dell’elicriso trasportato dal vento.
È una terra dove immediatamente si avverte un senso di libertà, reso forse possibile dal diretto contatto con la natura.

Allontanarsi da questo luogo appare sempre più difficile, ma è pur sempre una terra millenaria, che se ne sta lì ferma ad aspettare, garantendo allo straniero bellezze da ammirare e a chi ci è nato un luogo sicuro dove tornare…

Tra i piatti più importanti della cucina sarda, si annovera la fregula, freula o fregola a seconda del luogo in cui vi troviate. Si tratta di un Cous Cous, realizzato per “rotolamento” della semola, posta in un grosso catino di coccio e poi essiccata al forno.

Di derivazione araba, assomiglia per aspetto al Cous Cous Israeliano, proprio per la dimensione dei suoi chicchi, che raggiungono dai 2 ai 6 mm.
È un piatto che appartiene per lo più alla cucina del sud Sardegna e come ogni cous cous che si rispetti può essere realizzato con i più svariati condimenti.

Da noi quello più tipico è a base di pesce e per la precisione viene realizzato con pomodori e vongole. Accompagnato da un buon Vermentino di Sardegna, è un ottimo piatto unico.
Il consiglio? Quando lo acquistate fate attenzione che i granelli abbiano colori differenti, sintomo di una preparazione artigianale.