Il mirto, liquore della Sardegna


Uomini dalle lunghe vesti bianche e drappeggianti, che abitavano la terra dei filosofi e dei letterati, consideravano il mirto legato al culto di Venere e durante i loro giochi, cingevano il capo dei vincitori con corone di mirto secondo il rito di Myrsine.

Lo stesso De Andrè, nei versi di Monti di Mola riconobbe le virtù di questa pianta e cantò l’operosità di un’ape, intenta a succhiare “tuttu lu meli di chista multa”.

In Sardegna e in Corsica l’arbusto si trasforma in un liquore di mirto. Le sue bacche, raccolte nei mesi di novembre, dicembre e gennaio vengono messe a macerare sotto alcool e zucchero in capienti ampolle di vetro e lasciate riposare per 40 giorni circa.
Terminati i tempi di macerazione, viene filtrato e conservato in bottiglie di vetro, da presentare a fine pasto su ampie tavolate di amici e parenti.

Il sapore del mirto è inconfondibile quanto lo è il suo profumo, che completa il bouquet di erbe selvatiche che offrono a chi mette piede su questa terra il singolare profumo di Sardegna.

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