Angolo diVino (Post 1)


Uno dei modi per conoscere e capire meglio la Sardegna è sicuramente quello di viaggiare e quando diciamo viaggiare intendiamo un viaggio tra i sapori della sua cucina e il profumo dei suoi vini.

Quello che stiamo per fare, è proporvi un viaggio in 10 vini prodotti qui, nelle terre che sorgono tra la macchia mediterranea, le rocce granitiche e la forza del maestrale.
Ad ogni vino assoceremo un piatto tipico sardo e tenteremo di stupirvi, accompagnandovi in luoghi la cui cucina è espressione di antiche tradizioni.

Il primo vino che vi proponiamo è il Nieddera della cantina Contini, si tratta di un vino rosso della Valle del Tirso, siamo nella zona di Cabras a sud ovest dell’Isola.
Il vino rosso rubino, ha un profumo intenso e persistente, al palato asciutto, caldo e armonico. Il vitigno di antichissime origini era praticamente in via d’estinzione.

Ci piace in accompagnamento a un piatto di gnocchetti sardi o malloreddus in salsa di pomodoro, oppure è ottimo con un agnello al finocchietto selvatico. Qualcuno potrebbe storcere il naso, ma potete provarlo anche con un’ottima insalata si polpo, patate e olive nere, servita appena tiepida.

Il secondo vino che sottoponiamo al vostro palato è il Rosso Surrau Isola dei Nuraghi I..G.T.. Siamo in Gallura, nelle campagne di Arzachena, a pochi km dalla Costa Smeralda; il vino rosso, è decisamente grintoso e strutturato, è facile che dopo il pimo bicchiere ne segua un secondo, proprio per la sua idea di equilibrata morbidezza.

Ve lo proponiamo, con un generoso tagliere di salumi nostrani, che accolgono qualche particolarità, come un filetto di capra. Ci mettiamo in accompagnamento del pane guttiau, ben condito e appena sfornato e infine un ottimo pecorino sardo di media stagionatura e il grana sardo, che pochi conoscono e che vi invitiamo a provare.

A questo punto vi lasciamo all’assaggio…

Carnevale di Tempio Pausania


Ormai il carnevale è alle porte e come accade ogni anno in molte parti d’Italia, anche in Sardegna ci si prepara per festeggiare.

Maschere colorate, balli e canti fino a sera accompagnano i partecipanti, che si incontrano poi in lunghe tavolate dove vengono adagiati maialetti arrosto, salsicce alla brace, pane carasau e un buon pecorino annaffiato da un generoso calice di Cannonau o di Vermentino di Gallura per i palati più fini.

Tra i carnevali più rinomati della zona del nord Sardegna c’è sicuramente il carnevale di Tempio Pausania, cuore pulsante della Gallura più autentica, quella fatta di stradine strette e case di granito.
Detto in dialetto Carrasciali Timpiesu, si tratta di una lunga festa per le vie del centro storico della città.

Le origini di questa festa sono lontane e pare risalgano a epoca pre-romana; in ogni caso prendiamo per buoni i detti degli anziani che parlano di un certo Traicoggju, termine con il quale in dialettosi indica qualcuno vestito in modo bizzarro, che fa molto rumore ad ogni passo; come molte maschere sarde e come i più noti Mamuthones, si tratta di personaggi legati al mondo agropastorale.

Come ogni anno non mancheranno le sfilate, animazione e intrattenimento per bambini, balli folkloristici e tanti altri eventi correlati come mostre fotografiche e rappresentazioni teatrali.

Chi volesse partecipare può ottenere maggiori informazioni al numero 079/679900

Il mirto, liquore della Sardegna


Uomini dalle lunghe vesti bianche e drappeggianti, che abitavano la terra dei filosofi e dei letterati, consideravano il mirto legato al culto di Venere e durante i loro giochi, cingevano il capo dei vincitori con corone di mirto secondo il rito di Myrsine.

Lo stesso De Andrè, nei versi di Monti di Mola riconobbe le virtù di questa pianta e cantò l’operosità di un’ape, intenta a succhiare “tuttu lu meli di chista multa”.

In Sardegna e in Corsica l’arbusto si trasforma in un liquore di mirto. Le sue bacche, raccolte nei mesi di novembre, dicembre e gennaio vengono messe a macerare sotto alcool e zucchero in capienti ampolle di vetro e lasciate riposare per 40 giorni circa.
Terminati i tempi di macerazione, viene filtrato e conservato in bottiglie di vetro, da presentare a fine pasto su ampie tavolate di amici e parenti.

Il sapore del mirto è inconfondibile quanto lo è il suo profumo, che completa il bouquet di erbe selvatiche che offrono a chi mette piede su questa terra il singolare profumo di Sardegna.

La Ricetta delle Seadas


SeadasÈ vero la Sardegna ospita ben pochi abitanti rispetto al suo territorio ed è vero che qui le distanze si fanno sentire tra le curve delle strade e le generose distese di campagna.
C’è però una cosa che ci accomuna, uno dei prodotti tipici della Sardegna più dolce: le seadas o sebada, dir si voglia.
Un raviolo grande quanto il palmo di una mano, che immerso in olio bollente e dorato al punto giusto viene poi coperto da una morbida e avvolgente colata di miele sardo.

Ecco la ricetta delle seadas:
Per la pasta:
1 Kg di farina 00
200 gr. di strutto
100 gr. di zucchero
acqua calda q.b.

Per il ripieno:
Panedda (formaggio vaccino tipico sardo) e scorza di limone grattuggiata e mescolata allo zucchero.

* Queste quantità le potete ridurre in base al numero di seadas che volete ottenere.

Impastate farina e zucchero con acqua calda e strutto, precedentemente fuso in un pentolino.
Tirate delle sfoglie abbastanza sottili e disponete sopra una fetta sottile di formaggio e un pizzico di scorza di limone e zucchero.
Coprite e chiudete bene.

Le Seadas sono pronte e le potete conservare in frigo, se pensate di consumarle a breve o in freezer.
Attenzione: vanno fritte al momento e appena giù da fuoco vanno cosparse di miele o di zucchero.

Consiglio 1: se le avete congelate, scaldate l’olio sul fuoco e mettetele direttamente in pentola. Se si scongelano rischiate che si aprano.
Consiglio 2: in cottura non vanno girate, ma aiutandovi con un cucchiaio, bagnate la parte superiore con l’olio bollente, si gonfierano bene e saranno pronte una volta dorate.

Ricetta della Zuppa Gallurese


Siete amanti del buon cibo e siete curisosi di riscoprire antichi sapori? Ecco pronta una ricetta della cucina tipica gallurese, la Zuppa Cuata.
Cos’è? È un piatto che cela un’antica storia, fatta di lunghe tavolate imbandite di ogni prelibatezza, di campagne assolate e di famiglie numerose e chiassose.

Si tratta di un piatto che veniva preparato durante le feste e in particolare in occasione dei matrimoni. La preparazione è lunga e laboriosa, perciò se vi vien voglia di provare questa ricetta, armatevi di pazienza e buona volontà.
Ecco la ricetta della zuppa gallurese o zuppa cuata:

È necessario preparare un abbondante brodo di carni miste e verdure: pecora, pollo, manzo, patate, sedano, carote, cipolla, pomodori e foglie di basilico appena raccolto. Il brodo deve rimanee sul fuoco per almeno 3 ore. Mettetelo da parte e fatelo raffreddare.
A parte fate preparate un sugo di pomodoro fresco con i pezzi di carne.

Tagliate il pane di grano duro (preferibilmente il cocciolo, un tipico pane gallurese) a fettine sottili.
A parte, preparate un trito di prezzemolo, formaggio vaccino grattuggiato e spezie (in particolare il pepe nero).

A questo punto, disponete su di una teglia da forno, le fettine di pane, ricoprite con una manciata del trito preparato e qualche fetta dello stesso formaggio.
Proseguite fino a riempire la teglia, a questo punto fate colare il brodo e aiutandovi con una forchetta, fatelo filtrare tra le fette di pane, che dovranno assorbirlo bene.

Ricoprite il tutto con un’ultima manciata di formaggio e infilate in forno a 180° per 1 h o almeno fin quando non si sarà formata una gustosa crosta dorata.
Prima di servirla, lasciatela riposare un pò.

Il segreto della nonna? Far filtrare il brodo attraverso un colino, nel quale si aggiungerà di volta in volta un mestolo del sugo di pomodoro preparato precedentemente, questo gli darà un leggero colorito rossastro.

Buon appetito!